Per mia figlia Miriam che balla e gioca (con o senza la Wii)
martedì 7 luglio 2009
Twitter è nato nel 1935?
Il servizio del quale si sente più parlare di questi tempi è sicuramente Twitter.Premiato, utilizzato sia per motivi personali che professionali ultimamente è salito anche alla ribalta per aver fornito le prime notizie, confermatesi purtroppo poi veritiere, per avvenimenti di cronaca.
Sembra tutto molto moderno e figlio della Internet Generation eppure secondo thenextweb nel 1935 (millenovecentotrentacinque!) era in funzione a Londra una macchina che si proponeva di fornire lo stesso servizio (tra l' altro monetizzandolo in maniera immediata ed efficace).
Cambiano i tempi ma i bisogni e le necessità sono sempre le stesse.
domenica 5 luglio 2009
Il desktop è morto? Lunga vita al desktop!
Secondo Gizmodo il desktop è già passato a miglior vita soppiantato nelle vendite e nell' utilizzo dal notebook in tutte le sue declinazioni mentre Lifehacker si domanda se le cose stanno proprio così. Per il mio modo di lavorare l' accoppiata migliore è pc desktop (ma proprio sul tavolo e non minitower sul pavimento) e netbook. Una macchina più potente ma non trasportabile trova il più efficace complemento in una molto trasportabile ma senza una capacità di calcolo esasperata. E il portatile? Per me è una soluzione di compromesso molto valida se non addirittura indispensabile in alcuni casi ma, insisto, parlando di macchine destinate ad uso professionale con lo stesso prezzo prenderei un desktop equipaggiato con un buon monitor da 22" e un netbook dotato di una buona tastiera. Su entrambi le macchine ho sia Windows che Linux (Ubuntu nel mio caso) ma utilizzo quasi sempre il secondo (con il primo aggiorno cellulari, IPod, ecc).Come sempre suggerimenti, e esperienze personali sull' argomento sono bene accette.
p.s.: lo so la foto non è il massimo....
venerdì 19 giugno 2009
"Abboriggeno"! (ovvero la vendetta del web 2.0)
Non più di due settimane fa avevo manifestato la mia perplessità verso i modelli di comunicazione più in voga in rete in questo momento (Twitter,ecc) e, puntualmente, è arrivata da parte del web 2.0 una pronta quanto inaspettata smentita!
Tramite Linkedin sono stato rintracciato e ricontattato da un mio carissimo amico che non vedevo da quasi venti (20) anni. Detto fatto: ci siamo incontrati (complice anche una vicinanza inaspettata) e abbiamo avuto modo di parlare un po' del più e del meno. Come se non bastasse ho saputo che sul social network che a me piace di meno (faccialibro - Facebook) si è creato un gruppo con tutti gli altri compagni di avventure dei bei tempi andati.
"Abboriggeni" alla riscossa!
Tramite Linkedin sono stato rintracciato e ricontattato da un mio carissimo amico che non vedevo da quasi venti (20) anni. Detto fatto: ci siamo incontrati (complice anche una vicinanza inaspettata) e abbiamo avuto modo di parlare un po' del più e del meno. Come se non bastasse ho saputo che sul social network che a me piace di meno (faccialibro - Facebook) si è creato un gruppo con tutti gli altri compagni di avventure dei bei tempi andati.
"Abboriggeni" alla riscossa!
lunedì 1 giugno 2009
"Abboriggeno"?
Eccomi di nuovo qui dopo molto tempo (troppo?).
In questo periodo, oltre a sbrigare le grane lavorative, ho avuto modo di provare un po' tutti i servizi di cui si parla di più: Friendfeed, Twitter, ecc. Dopo un po' mi è venuta in mente una famosa battuta di Corrado Guzzanti che trovate qui sotto. Sarò sicuramente superficiale, poco originale e per niente 2.0 ma ho sempre di più l' impressione che questi nuovi modi di fare "microcomunicazione" non siano la risposta alla più ovvia delle domande: abbiamo veramente qualcosa da dirci?
In questo periodo, oltre a sbrigare le grane lavorative, ho avuto modo di provare un po' tutti i servizi di cui si parla di più: Friendfeed, Twitter, ecc. Dopo un po' mi è venuta in mente una famosa battuta di Corrado Guzzanti che trovate qui sotto. Sarò sicuramente superficiale, poco originale e per niente 2.0 ma ho sempre di più l' impressione che questi nuovi modi di fare "microcomunicazione" non siano la risposta alla più ovvia delle domande: abbiamo veramente qualcosa da dirci?
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